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Tre ragioni per dire no

1. No a un attacco frontale contro la protezione dei salari

Un salario svizzero per qualsiasi lavoro svolto in Svizzera, da qualsiasi persona, straniera o di nazionalità svizzera, in un’azienda stabilita sul nostro territorio, sia essa svizzera o straniera: è questo l’obiettivo centrale delle misure di accompagnamento. Un principio che per essere rispettato necessita degli efficaci meccanismi di attuazione, di controllo e di sanzione. Sono queste le rivendicazioni formulate e ottenute con successo dai sindacati.

Ecco perché la Svizzera dispone del più avanzato sistema di protezione dei salari d’Europa. Grazie ai contratti collettivi di lavoro, ai contratti normali e a una buona cooperazione tra i partner sociali così come con le autorità competenti, il sistema funziona in modo efficace adattandosi alle mutazioni nel mondo del lavoro.

Accettare l’iniziativa per la disdetta comporterebbe un notevole indebolimento delle misure di accompagnamento, mettendo in serio pericolo dei processi già ampiamenti collaudati. Questa è peraltro un’intenzione formulata esplicitamente dagli iniziativisti. Le conseguenze immediate dell’iniziativa verrebbero così immediatamente riportate sulle persone che lavorano e sul loro salario.

2. No alla reintroduzione dei contingenti e degli statuti di soggiorno precari

Questa iniziativa ci riporterà ai tempi in cui i lavoratori stranieri assunti in Svizzera non avevano di fatto nessun diritto. Non potevano ad esempio né portare con sé le proprie famiglie né cambiare datore di lavoro perché altrimenti avrebbero perso il permesso di soggiorno. I lavoratori potevano restare in Svizzera soltanto per un periodo limitato di alcuni mesi all’anno, ragione per cui vivevano alla mercé delle aziende che li assumevano.

Le conseguenze di questo tipo di politica sono già state provate: i lavoratori stagionali venivano pagati al di sotto della media, senza contare il fatto che non venivano affatto stimolati ad integrarsi nella società. Venivano semplicemente usati dai datori di lavoro quale manodopera a basso costo e ciò esercitava una pressione sull’insieme dei lavoratori. Ritornare a un sistema come quello chiesto dagli iniziativisti è disumano e alimenta la concorrenza salariale al ribasso.

3. No alla fine degli accordi bilaterali che disciplinano i nostri rapporti con l’UE

La Svizzera, situata geograficamente nel cuore dell’Europa, ha sempre dimostrato il suo buon senso tessendo relazioni di stretta cooperazione con i paesi vicini. Ciò ha concretamente condotto alla conclusione di accordi bilaterali con l’Unione europea.

Accordi che permettono ai nostri beni e servizi di essere esportati, garantendo così dei buoni posti di lavoro e dei buoni salari in Svizzera oltre ai settori orientati all’esportazione. I nostri giovani in formazione beneficiano ad esempio di opportunità di formazione e di soggiorni all’estero. L’elevato livello dei nostri istituti di ricerca è anche dovuto al fatto che facciamo parte dei programmi europei. Correre il rischio di porre termine agli accordi bilaterali come vuole l’iniziativa è perciò irresponsabile e non risolverà nessuno dei problemi urgenti a cui la popolazione è oggi confrontata.
 

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Statements

Citations

«In Svizzera, gli addetti e le addette ai controlli verificano il livello dei salari nelle aziende, siano straniere o svizzere. Fanno sì che i contratti collettivi di lavoro vengano rispettati, lottano contro il lavoro in nero e contro i subappalti a cascata. L’iniziativa per la disdetta rimette in discussione tutto ciò. Bisogna assolutamente contrastare questo attacco frontale contro la protezione dei salari».
Pierre-Yves Maillard, Presidente dell'USS

«Se l’iniziativa dovesse essere accettata, i contratti collettivi di lavoro e i salari minimi non potranno più essere controllati né imposti come lo sono oggi. Questo significherebbe la fine di del principio secondo cui ci vogliono dei salari svizzeri per ogni lavoro eseguito in Svizzera!».
Vania Alleva, Presidente di Unia

«L’iniziativa per la disdetta causerebbe dei gravi problemi alla Svizzera. Dal punto di vista dei salariati e delle salariate, la promozione della formazione e della formazione continua così come le prestazioni transitorie per le persone disoccupate in età avanzata sono le migliori risposte affinché l’insieme della popolazione tragga beneficio dalla libera circolazione».
Adrian Wüthrich, Presidente di Travail.Suisse

«Nel caso di un sì all’iniziativa, perderemmo ogni progresso ottenuto grazie alla libera circolazione delle persone. Sarebbe la fine del diritto garantito a salari e a condizioni di lavoro svizzere per tutte le persone salariate che lavorano in Svizzera. Ciò sarebbe negativo per l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori. Bisogna quindi dire un chiaro no all’iniziativa per la disdetta».

Katharina Prelicz-Huber, Presidente di SSP/VPOD

«Che ci piaccia o meno, l’economia svizzera non funziona come se fosse un compartimento stagno. Anche i salariati e le salariate ne traggono beneficio. Grazie a dei contratti collettivi forti e a delle misure di accompagnamento efficaci, possiamo proteggere i salari e le condizioni di lavoro».
Arno Kerst, Presidente di Syna

«Per dei settori che puntano all’innovazione e sono in piena mutazione, come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i media o la logistica, la regolamentazione del mercato del lavoro grazie ai contratti collettivi di lavoro è fondamentale. Ed è proprio questo che l’iniziativa per la disdetta mette a repentaglio».

Daniel Münger, Presidente di Syndicom

«Le lavoratrici e i lavoratori traggono beneficio dai contratti collettivi di lavoro, ad esempio per quanto riguarda i salari, gli orari di lavoro o le vacanze. L’iniziativa per la disdetta indebolisce l’insieme dei meccanismi relativi all’ampliamento e all’attuazione dei CCL – soprattutto nei settori minacciati dalla concorrenza al ribasso. Dobbiamo contrastare questo attacco contro un modello già ampiamente collaudato».

Giorgio Tuti, Presidente del SEV, Vicepresidente dell'USS

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